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EBRAICA 2020 parla di felicità. Sperata, desiderata, immaginata, rincorsa, raggiunta, perduta, a volte persino quasi temuta, la felicità è scansione fondamentale dell’esistenza, ricerca e moto perpetuo, unità di misura creativa, rigeneratrice, essenziale ed esistenziale.
Una spinta creativa e rigeneratrice che lo stesso Festival raccoglie come sfida, innovando la propria forma, e raddoppiando la durata del programma che, tra una prima settimana in versione digital e una seconda in versione live e streaming, si snoda in dieci giorni di appuntamenti.

Happy Hands è il titolo di EBRAICA 2020, che con un gioco di parole offre una profonda riflessione sul significato contemporaneo di felicità, di cui le mani sono sempre strumento, protagoniste e interpreti, come ci ha prepotentemente ricordato il distanziamento umano, adottato in virtù delle vicende pandemiche, e che ha inibito alle mani di toccarsi, di sfiorarsi e di salutarsi. Una riflessione che, come sempre, prende spunto dalla visione ebraica di felicità e che si apre al contributo di tutti gli ambiti ed linguaggi della cultura, dalla letteratura alla scienza, dal cinema al giornalismo, dalla filosofia sino alla musica e allo spettacolo.